Nonostante la concorrenza internazionale e le crescenti pressioni che si registrano in Europa a causa dei tagli ai budget nazionali destinati alla salute, Chiesi Farmaceutici ha saputo fare meglio del proprio settore, con una crescita a due cifre per il 2010 e l’apertura, a Parma, del nuovo Centro Ricerche del costo di oltre 90 milioni di euro.
Alberto Chiesi, presidente e amministratore delegato di Chiesi Farmaceutici, ha presentato la sua azienda a una platea di funzionari dell’Unione Europea e di esperti di politiche sanitarie nel corso dell’evento organizzato a Bruxelles il 12 ottobre scorso.
L’evento, che si è tenuto presso il prestigioso Residence Palace della città, ha fornito l’opportunità per presentare il nuovo Centro Ricerche. L’investimento, che supera 90 milioni di euro, è parte integrante della più ampia strategia di sviluppo dell’azienda, basata su ricerca e innovazione. Una strategia che rende Chiesi l’impresa farmaceutica italiana n° 1 in termini di spesa in R&D, secondo la graduatoria stilata dalla Commissione Europea.
Secondo il CEO di Chiesi, il mercato europeo sta diventando meno interessante a causa della costante riduzione dei margini di rimborso dei farmaci, un fenomeno che sta avvenendo nella maggior parte dei paesi in seguito alle pressioni di budget a cui sono sottoposti i governi.
Thomas Heynisch, alto funzionario della Direzione Generale della Commissione Europea Imprese e Industrie, ha ammesso che il settore farmaceutico è a un bivio. La risposta della Commissione è la seguente – ha affernato Heynisch - far fronte alle pressioni nazionali stimolando l’innovazione e stabilire, a livello internazionale, un “quadro di regole” che assicuri la maggior tutela dei diritti di proprietà intellettuale nei liberi accordi commerciali all’interno dell’Unione.
Paolo Chiesi, vice presidente e direttore R&D di Chiesi Farmaceutici, ha descritto le caratteristiche del nuovo Centro Ricerche e ha evidenziato come Chiesi stia collaborando alla realizzazione di programmi europei di ricerca, inclusa l’Innovative Medicines Initiative, sostenuta congiuntamente dall’Unione Europea e dall’EFPIA. La ricerca su asma e altre patologie polmonari è al centro della strategia di sviluppo dell’azienda, ha sottolineato Paolo Chiesi.
Vittorio Prodi, membro della Commissione Ambiente e Salute del Parlamento Europeo, ha posto l’accento sulla necessità di un più deciso impegno in R&D per soddisfare i bisogni di tutti i pazienti, inclusi quelli affetti da patologie rare. I membri del parlamento europeo stanno guardando con grande interesse ai progressi scientifici nel campo delle cellule staminali e della bioingegneria, ha proseguito Prodi.
Eric Van den Abeele, funzionario belga del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea, ha fornito un ritratto severo del settore farmaceutico europeo, sottolineando il calo che l’Europa accusa nei confronti degli Stati Uniti sin dagli anni ’90 per quanto riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo. L’Unione Europea mantiene per ora la leadership su Cina e Brasile ma, mette in guardia Van den Abeele, questa situazione potrebbe non durare, dato che i paesi emergenti colmeranno presto questo gap.
Van den Abeele ha proseguito dicendo che la capacità innovativa del settore pharma in Europa è ostacolata da molti fattori, e a questo proposito ha citato la frammentazione della ricerca e la duplicazione dei budget per l’R&D.
I paesi dell’Unione Europea rappresentati nel Competitiveness Council hanno iniziato ad affrontare il problema cercando di creare condizioni migliori per la ricerca e lo sviluppo, così come la protezione dei brevetti, specialmente promuovendo progetti per un unico brevetto a livello UE.
L’incontro ha dimostrato che, a dispetto dello scenario economico e la persistente pressione sui prezzi dei farmaci, ci sono ancora aziende che vogliono investire nella ricerca e lo sviluppo di nuove risorse terapeutiche. C’è crescente spazio per una cooperazione più stretta tra imprese private e organizzazioni pubbliche, allo scopo di arrivare ad offrire ai pazienti nuove soluzioni terapeutiche.