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18 ottobre 2011

Attrarre talenti per sviluppare innovazione e far crescere il Paese


Roma, 18 ottobre 2011 - Sono tinti di rosa i laboratori del nuovo Centro Ricerche del Gruppo Chiesi, il polo scientifico di Parma inaugurato lo scorso 3 ottobre dalla farmaceutica italiana, frutto di un investimento di oltre 90 milioni di euro.
 
Su 296 ricercatori, infatti, il 63,5% è composto da donne. Di queste circa i due terzi (il 63,3%) è in possesso di una laurea specialistica (come Chimica e Tecnologia Farmaceutica, Medicina e Chirurgia, Scienze, Biologia e Biotecnologie) ed una su tre ha meno di 35 anni.
 
Non solo. Il nuovo Centro Ricerche Chiesi, per le sue caratteristiche distintive legate all’alta tecnologia, ad una mentalità fortemente internazionale e meritocratica, e per le politiche di gestione delle Risorse Umane, punta ad attrarre le migliori professionalità presenti sul mercato, sia italiane, compresi coloro che in passato hanno scelto di lavorare e fare ricerca in altri Paesi, sia proveniente da altri paesi. Ben 36infatti, sono profili internazionali: 7 “cervelli” italiani che hanno deciso di rientrare per affrontare nuove sfide, 10 talenti provenienti da altri Paesi, 19 italiani che in passato hanno maturato esperienze in laboratori ed Università al di fuori dei confini nazionali.
 
Nel panorama italiano della ricerca scientifica, il Gruppo Chiesi si caratterizza per la sua capacità di produrre innovazione e per la crescita sostenibile che ha dimostrato anche negli ultimi difficili anni segnati dalla crisi economica.
 
“Riteniamo che ricerca e innovazione siano un elemento molto importante per la crescita di un’impresa e, più in generale, del Paese – ha sottolineato Andrea Chiesi, Membro del CdA del Gruppo Chiesi e Direttore R&D Project & Portfolio, intervenuto oggi in Senato al Convegno “Innovare e accrescere la ricerca farmaceutica in Italia, attraendo talenti” – In un Paese in cui l’incidenza sul Pil degli investimenti in Ricerca e Sviluppo è di molto inferiore alla media della spesa dell’Europa a 27, la crescita è sempre più spesso affidata all’impegno della singola impresa – ha continuato – Per il Gruppo Chiesi investire in Ricerca è parte del proprio DNA, ma perché tali investimenti diano frutti è necessario stanziare risorse economiche costanti che, in un settore a crescita moderata come quello farmaceutico, possono essere sostenute solo da politiche fiscali adeguate. Il nostro auspicio, dunque, è che il Governo intervenga con norme in grado di creare promuovere le condizioni più idonee ad accrescere la competitività del Paese quali il credito di imposta sulla ricerca.”
 
L’insufficiente attenzione del Governo si ripercuote su tutti coloro che, dopo anni di studio e formazione, vorrebbero fare ricerca. I nostri giovani talenti, efficienti e creativi, all’estero trovano un riconoscimento per il proprio impegno, mentre in Italia sono poco valorizzati e considerati. In controtendenza rispetto al contesto nazionale, il Gruppo Chiesi, con il suo nuovo Centro Ricerche, rappresenta un segnale forte della volontà di partecipare al progresso scientifico nel Paese, costituendo un punto di riferimento per quei ricercatori che vogliono contribuire al miglioramento culturale, sociale ed economico dell’Italia, scegliendo di rimanere nel nostro Paese o di rientrare dopo anni trascorsi all’estero.
 
Come attrarre i talenti? Valorizzando le competenze attraverso percorsi di formazione e crescita professionale e mettendo a disposizione dei ricercati strutture e strumenti in grado di competere con i migliori laboratori del mondo.
 
“Malgrado il difficile contesto internazionale, il Gruppo Chiesi da alcuni anni vive una fase di espansione internazionale che ha richiesto la creazione di profili professionali nuovi e l’assunzione di risorse umane con esperienze solide – ha spiegato Arnaldo Ghiretti, Direttore HR Chiesi – Poiché la ricerca in Chiesi viene sviluppata con standard di qualità molto elevati, sono richieste professionalità di spessore elevato. A loro proponiamo un progetto sfidante che prevede forti interazioni con gli altri laboratori del Gruppo, possibilità di approfondire la propria formazione scientifica e manageriale, prospettive di carriera concrete sin dal primo colloquio. La creatività e l’iniziativa individuale sono incentivate e mai ostacolate.”
 
In una lettera inviata al Sen. Antonio Tomassini, promotore del Convegno, il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ha sottolineato “l’importanza dell’innovazione, soprattutto se legata ai giovani e al loro talento. L’innovazione e la ricerca costituiscono una leva competitiva molto importante e sono alla base del funzionamento dell’intero sistema farmaceutico, settore la cui strategicità e importanza è direttamente percepita dai cittadini. Un ruolo fondamentale deve essere svolto dalle giovani generazioni: laureati, ricercatori, professionisti, devono cominciare a trovare spazi all’interno dei centri di formazione pubblici e privati, delle istituzioni, delle imprese, cioè in tutti quei contesti coinvolti in tale ambito. L’esempio dell’azienda farmaceutica Chiesi è da considerarsi un modello di come dovrebbe essere strutturato il sistema produttivo e culturale della nostra Nazione. Quello che mi colpisce particolarmente di questa impresa, oltre alla straordinaria capacità di fare ricerca e produzione ad altissimi livelli, tanto da attrarre i nostri giovani talenti convincendoli a rientrare in Italia dopo le esperienze all’estero, è la versatilità della sua organizzazione e la lungimiranza del suo orizzonte industriale”.
 
Le Storie di due ricercatori
 
Chiara Carnini e Mario Scuri sono entrambi rientrati in Italia dopo esperienze negli Usa in ambito accademico e clinico.
 
Lei, varesotta di Gallarate di 33 anni, laurea con lode in Chimiche e Tecnologie Farmaceutiche all’Università di Milano, è oggi Responsabile dell’Unità di Farmacologia polmonare in vivo di Chiesi a capo di un gruppo di 10 persone tra tecnici e ricercatori. Dopo un assegno di ricerca e la scuola di specializzazione in Farmacologia e Tossicologia all’Università di Milano, seppur intenzionata a ricercare un lavoro al di fuori dell’Università, decide di proseguire nella formazione e puntare successivamente su un’esperienza importante all’estero.
 
“Alla fine del 2004 cominciai la Scuola di Dottorato in Scienze Farmacognostiche, Farmacotossicologiche e Biotecnologie Farmaceutiche presso la facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Milano. Il sistema universitario in cui ero inserita iniziava a mostrare i primi segni di sofferenza. Le persone che erano state miei punti di riferimento per la loro passione per la ricerca e la loro dedizione, minacciavano di andarsene per l’impossibilità di vedersi riconosciuto un futuro, ovunque si avvertivano lamentele per la scarsità di risorse disponibili e la poca considerazione in cui dottorandi e borsisti erano tenuti. Nel 2005 decisi di partire per gli Stati Uniti per fare un’esperienza di ricerca di due anni presso la Division of Rheumatology Immunology and Allergy del Brigham and Women’s Hospital, Harvard Medical School di Boston, centro di eccellenza nello studio dell’infiammazione allergica. Ad Harvard ho approfondito le mie conoscenze nel campo dell’immunologia e della fisiopatologia polmonare. La possibilità di lavorare in un laboratorio dell’università più prestigiosa del mondo era per me fonte di orgoglio ma anche una grande responsabilità: mi resi ben presto conto che la considerazione di cui ogni ricercatore godeva era basata sulla qualità dei dati prodotti. Provenienza, anzianità o il curriculum scolastico o scientifico non avevano alcun rilievo. Allo scadere del mio visto e in prossimità del mio rientro in Italia mi venne proposta una borsa di studio di tre anni come inizio di un percorso che avrebbe potuto sfociare in un progetto di carriera.”
 
Chiara accettò la proposta, con grande soddisfazione ma anche con un po’ di titubanza: restare negli USA per altri tre anni voleva dire iniziare a progettare il suo futuro fuori dall’Italia e investire per gettare le basi di una carriera in campo accademico e nella ricerca di base. Alla fine del 2007 tornò in Italia per trascorrere un periodo di due mesi nei quali discutere la tesi di dottorato. In questo periodo decise di sostenere un colloquio in Chiesi che si concretizzo in una proposta di lavoro all’inizio del 2008, appena rientrata a Boston.
 
“Scelsi di iniziare una esperienza totalmente nuova ed abbandonare la carriera accademica, seppur in un ambiente prestigioso. Non è stata una decisione semplice, rinunciare ad una borsa di studio ad Harvard agli occhi dei più sembrava una follia. Lasciare l’eclettica Boston per trasferirmi nella tranquilla Parma sarebbe stata una sofferenza. Avrei però potuto svolgere il lavoro che avevo sempre sognato e per cui mi ero preparata negli anni e avrei potuto farlo nel mio Paese, un privilegio non a tutti concesso.”
 
Ne è convinto anche Mario Scuri, milanese di 52 anni, laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Milano, con specializzazione in malattie dell’apparato respiratorio, un Dottorato di Ricerca in Biologia Respiratoria ed un post-dottorato in Ricerca respiratoria presso l’University of Miami School of Medicine – Miami USA, oltre 60 pubblicazioni scientifiche. Oggi lavora al Centro Ricerche di Parma come Clinical Research Physician.
 
“La scelta di trasferirmi all’estero è maturata dopo la specializzazione e le attività di assistenza e ricerca clinica presso il Policlinico Ospedaliero di Milano, quando ho dovuto scontrarmi con l’inesistenza di una vera e propria struttura di ricerca di base. Mi è stata quindi offerta la possibilità di frequentare il dipartimento di Pulmonary and Critical Care Medicine della University of Miami School of Medicine. Dovevano essere solo 2 anni, ma si sono trasformati in 16, durante i quali ho conseguito un Diploma di specializzazione in Respiratory Research, che mi ha poi permesso di intraprendere la carriera universitaria prima come Research Associate e poi, dal 2001, come Assistant Professor. Mi sono occupato dello sviluppo di modelli sperimentali per lo studio dell’asma bronchiale e della bronchite cronica e dello sviluppo di terapie sperimentali con nuovi farmaci che adesso stanno per iniziare lo sviluppo su scala industriale, e di cui Chiesi è uno dei protagonisti maggiormente coinvolti. Durante gli anni negli Stati Uniti ho lavorato allo sviluppo di nuove tecniche per lo studio in vitro dei meccanismi molecolari che portano allo sviluppo precoce dell’asma. Nel 2006 sono diventato professore di ruolo alla West Virginia University nel Nord-Ovest del Paese. Questa opportunità mi ha permesso di estendere il campo delle mie ricerche e di avviare un progetto di ricerca sull’effetto delle nano particelle e dei nanomateriali sull’apparato respiratorio. Dopo 16 anni il tanto desiderato ritorno in Italia e l’ingresso in Chiesi dove ho avuto la fortuna di trovare un ambiente scientificamente all’avanguardia e una mentalità internazionale e estremamente competitiva, dove, a differenza di molte altre strutture, il lavoro ed i risultati ottenuti vengono riconosciuti ed hanno visibilità.”
 
 
 


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