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Malattie Rare

 

Sono definite rare le malattie che colpiscono un numero limitato di persone, con una prevalenza inferiore ad una determinata soglia, codificata dalla legislazione di ogni singolo Paese. L’ Unione Europea definisce questo limite allo 0.05% della popolazione, cioè quando la malattia colpisce meno di 1 persona ogni 2000, mentre una patologia è definita rara negli Stati Uniti quando affligge meno di 200.000 persone.  Ad oggi sono state identificate più di 7000 diverse malattie rare.

Le malattie rare sono caratterizzate da una vasta eterogeneità di disordini e sintomi, che differiscono non solo da malattia a malattia ma anche da un paziente all’altro con la stessa patologia.

Talvolta sintomi piuttosto comuni possono confondere il riconoscimento di una malattia rara, portando a diagnosi errate e trattamento ritardato e spesso queste patologie sono croniche, progressive, degenerative e portano a riduzione dell’aspettativa di vita dei pazienti.

Inoltre, la scarsa conoscenza scientifica e le ridotte informazioni riguardo queste malattie possono ritardarne la diagnosi. È spesso difficile per i pazienti accedere a trattamenti efficaci e ricevere il corretto supporto medico e sociale, con conseguenti impatti economici ed emotivi.

Per questi motivi, siamo focalizzati sul trattamento e il supporto a pazienti con malattie rare; il nostro impegno si concentra in questa area che riteniamo di grande importanza ed impatto sociale.

Siamo impegnati in particolare in due aree principali: le terapie avanzate (Advanced Therapy Medicinal Products o ATMPs) e i disordini da accumulo lisosomiale (Lysosomal Storage Disorders o LSDs).

LE TERAPIE AVANZATE (ATMPs)

Le terapie avanzate sono definite come medicinali per uso umano basati su geni, tessuti o cellule e rappresentano nuove opportunità innovative per il trattamento di alcune patologie. Le terapie avanzate sono classificate in 3 tipologie: terapie geniche, terapie cellulari e terapie tissutali. Lo sviluppo delle terapie avanzate è un campo molto dinamico, innovativo ed in continua e rapida evoluzione.

DISORDINI DA ACCUMULO LISOSOMIALE (LSDs)

I disordini da accumulo lisosomiale (LSDs) sono un gruppo di circa 50 malattie metaboliche ereditarie rare, che originano da difetti nella funzione dei lisosomi. Sono caratterizzate da un accumulo anomalo di varie sostanze tossiche nelle cellule, conseguente ad un difetto enzimatico. Nuove malattie da accumulo lisosomiale sono continuamente identificate. Studi clinici sono in corso per possibili trattamenti per alcune di queste malattie, per molte delle quali non sono ancora stati approvati trattamenti specifici.

La nostra missione è migliorare la vita delle persone affette da malattie rare e dedichiamo il nostro impegno principalmente a 3 malattie da accumulo lisosomiale: l’alfa mannosidosi, la cistinosi nefropatica e la malattia di Fabry.



Alfa mannosidosi


La patologia

L’ alfa mannosidosi è una patologia genetica rara causata dal mancato funzionamento dell’enzima lisosomiale alfa-mannosidasi. A causa del deficit dell’enzima funzionante, gli oligosaccaridi non sono correttamente metabolizzati e si accumulano nel corso del tempo all’ interno del corpo, causando danni cellulari e problemi a molti organi e tessuti.

L’ alfa mannosidosi è una malattia molto eterogenea, che si presenta con una grande varietà di sintomi: i più frequenti sono infezioni ricorrenti e problemi di udito, tipiche conformità facciali, disabilità intellettuale e debolezza muscolare progressiva. Possono insorgere problemi di coordinazione dei movimenti ed anormalità scheletriche e articolari. In età adulta, pochi pazienti riescono ad essere indipendenti e molti devono essere aiutati nello svolgimento delle attività quotidiane e spesso devono essere supportati dalla sedia a rotelle per muoversi.

Alti livelli di oligosaccaridi nelle urine possono indurre un sospetto di alfa mannosidosi. Il test dell’attività enzimatica residua dell’alfa mannosidasi e l’analisi genetica sono utilizzati per confermare la diagnosi.

L’ alfa mannosidosi è una patologia molto rara e si stima che colpisca circa 1 neonato su 1 milione nel mondo.

Se vuoi saperne di più sull’ alfa mannosidosi puoi visitare il sito:www.alphamannosidosis.com 



Come è trattata l’alfa mannosidosi?

I trattamenti sintomatici hanno l’obiettivo di controllare i sintomi e coinvolgono molte specialità mediche.

Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche può essere un’opzione di trattamento per alcuni pazienti, tuttavia il profilo rischio-beneficio è più favorevole nei pazienti più giovani, perciò è fondamentale garantire una diagnosi precoce affinché questa sia una reale possibilità per alcuni pazienti.

Lamzede® è la prima terapia di sostituzione enzimatica per il trattamento dell’alfa mannosidosi. Il principio attivo di Lamzede® è velmanase alfa, la forma ricombinante dell’alfa mannosidasi umana. Il prodotto è indicato per il trattamento delle manifestazioni non neurologiche in pazienti con alfa mannosidosi da lieve a moderata. La terapia, somministrata tramite infusioni endovenose settimanali, fornisce o supplementa l’enzima naturale, che degrada gli oligosaccaridi ricchi di mannosio all’ interno dei lisosomi e quindi previene il loro accumulo in vari tessuti del corpo. Lamzede® ha ottenuto l’approvazione centralizzata dall’ EMA in Aprile 2018 ed è commercializzato in un numero crescente di Paesi europei. Lamzede® ha inoltre ottenuto la designazione di farmaco orfano nel 2005.

Cistinosi nefropatica


La patologia

La cistinosi nefropatica è la forma più comune e severa di cistinosi, una malattia metabolica caratterizzata dall’ accumulo dell’amminoacido cistina nei lisosomi delle cellule, che porta a danni severi in molti organi e tessuti.

La cistinosi nefropatica si presenta solitamente nella prima infanzia come sindrome renale di Fanconi, un severo disordine dei tubuli prossimali dei reni che induce secrezione eccessiva di nutrienti e minerali come glucosio, amminoacidi, fosfati, potassio e sodio. Questo porta ad eccessiva minzione che risulta in deidratazione acuta. La perdita di nutrienti impatta sulla crescita e può dare indebolimento e malformazioni ossee. Nei bambini non trattati insorge insufficienza renale completa intorno all’ età di 10 anni. Tuttavia, la cistinosi nefropatica non è solo una patologia renale ma una malattia multi sistemica, che può portare a coinvolgimento oculare e neurologico, deterioramento muscolare, diabete, problemi a tiroide e sistema nervoso e infertilità negli uomini.

La trasmissione della malattia è autosomica recessiva: sono necessarie due copie alterate del gene ereditate da entrambi i genitori perché la patologia si manifesti.

È una malattia ultra-rara, con una incidenza stimata all’ incirca in 1/100,000 – 1/200,000 nati vivi.


Come è trattata la cistinosi nefropatica?

Il trattamento principale è la terapia di deplezione della cistina (l’abbassamento farmacologico del contenuto di cistina dei lisosomi) tramite la cisteamina che, se iniziata precocemente, può rallentare o anche bloccare la progressione del danno renale e lo sviluppo di manifestazioni extra-renali.

Procysbi® (cisteamina bitartrato) è la prima terapia di deplezione della cistina con somministrazione ogni 12 ore approvata dall’ EMA per la cistinosi nefropatica. Procysbi® è una forma a rilascio prolungato di cisteamina bitartrato che riduce il contenuto tossico di cistina nelle cellule. Il prodotto è indicato per il trattamento della cistinosi nefropatica. Procysbi® mira a mantenere sotto controllo la concentrazione di cistina per limitare o prevenire il danno che l’accumulo di cistina può causare a cellule, tessuti e organi. Chiesi, dopo l’acquisizione della filiale europea di Horizon Pharma in giugno 2017, mantiene i diritti commerciali per Procysbi® (capsule a rilascio prolungato) in Europa, Medio-Oriente e Africa. Horizon Pharma mantiene invece i diritti commerciali per Procysbi® negli Stati Uniti, in Canada e in America Latina.

Procysbi® è somministrato ogni 12 ore grazie al suo rilascio prolungato. Oltre alla terapia di deplezione della cistina, sono somministrati supplementi di elettroliti e vitamine. Ormoni e trattamenti specifici sono somministrati per supportare la crescita e limitare l’ipotiroidismo, il diabete e l’ipogonadismo. Il trapianto renale è il trattamento di elezione per l’insufficienza renale terminale nella cistinosi. 

 

Malattia di Fabry


La patologia

La malattia di Fabry è un disordine da accumulo lisosomiale multi sistemico, ereditario e progressivo. È caratterizzato da un accumulo di sfingolipidi, dovuto ad un deficit ereditario dell’enzima alfa galattosidasi A.

La malattia di Fabry è infatti causata da mutazioni nel gene GLA che codifica per l’enzima alfa galattosidasi A. Questo gene è localizzato sul cromosoma X, perciò i maschi sono affetti mentre le femmine eterozigoti sono portatrici ma possono mostrare un ampio spettro di manifestazioni cliniche.

Il quadro clinico spazia molto, da casi lievi in femmine eterozigoti a casi severi in maschi emizigoti affetti dalla forma classica con attività residua nulla dell’enzima alfa galattosidasi. È caratterizzata da specifici sintomi neurologici, cutanei, renali, cardiovascolari, cocleo-vestibolare e cerebrovascolari. 

L’ incidenza annuale è riportata essere 1 su 80,000 nuovi nati ma la prevalenza della malattia potrebbe essere sottostimata.


Come è trattata la malattia di Fabry?

Ad oggi la terapia di sostituzione enzimatica (ERT) è considerata il trattamento standard per la malattia di Fabry. L’ enzima alfa galattosidasi A ricombinante è somministrato con iniezioni endovenose. Prima si inizia la terapia, migliori sono i risultati del trattamento.

Recentemente, l’incremento di attività residua dell’enzima con uno chaperone farmacologico orale è stato approvato per pazienti con specifiche mutazioni.

La gestione convenzionale consiste nel trattamento del dolore con analgesici, la protezione dai danni renali e altri trattamenti sintomatici. Alcuni pazienti necessitano di dialisi e trapianto renale.

In ottobre 2017, Chiesi ha annunciato di avere concluso un accordo di licenza e collaborazione, ad eccezione degli Stati Uniti, con Protalix BioTherapeutics, Inc., per lo sviluppo e la commercializzazione di PRX-102 (pegunigalsidase alfa), la versione ricombinante chimicamente modificata dell’alfa-galattosidasi-A, per il trattamento della Malattia di Fabry. In luglio 2018 Protalix e Chiesi hanno firmato un accordo esclusivo di licenza e fornitura che garantisce a Chiesi anche i diritti per lo sviluppo e la commercializzazione di PRX-102 negli Stati Uniti.