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BPCO, una patologia ancora sottostimata dagli europei: manca la percezione del rischio. È quanto emerge da un’indagine Eurisko.

Data: 21/11/2018
  • Solo il 16% degli intervistati ritiene di poter essere un soggetto a rischio, anche se la malattia viene considerata grave o molto grave nella quasi totalità dei casi (95%).
  • In media il 36% di coloro che dichiara di aver sentito parlare di BPCO fa riferimento ai media (in particolare radio e tv) come fonte principale di informazione. Il ricorso al medico si attesta solo attorno al 5%.
  • La complessità del trattamento è una motivazione importante che impedisce l'aderenza alla terapia: in particolare il 25% dichiara occasionalmente di non riuscire ad assumere tutti i farmaci.

Parma, 21 novembre 2018 – Chiesi, Gruppo farmaceutico internazionale focalizzato sulla ricerca (Gruppo Chiesi), ha presentato oggi in occasione del World COPD Day i dati sulla consapevolezza e la percezione della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) tra gli europei, frutto della ricerca condotta da Eurisko Gfk dal titolo “La BPCO: le conoscenze, i vissuti, l‘impatto sulla qualità di vita”. L’indagine è stata condotta sia sulla popolazione in generale che tra persone affette dalla malattia ed ha coinvolto 5 paesi europei (Italia, Germania, Spagna, Regno Unito, Belgio) su un campione di 4.250 persone dai 18 anni in su[1].

 

La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) è una condizione respiratoria progressiva e debilitante con pesanti conseguenze, sia dal punto di vista medico che finanziario. Colpisce milioni di persone in tutto il mondo e provoca alti livelli di morbilità e mortalità. La mancanza di conoscenza dei fattori di rischio e dei sintomi associati alla patologia ha portato a sottovalutare questo problema di salute e a sottoporlo a diagnosi insufficienti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la BPCO ha causato 3 milioni di morti nel 2016.[2]

 

In Italia, secondo l’Istat, colpisce il 5,6% degli adulti (circa 3,5 milioni di persone) ed è responsabile del 55% delle morti per malattie respiratorie.  

Ciononostante, l’indagine evidenzia come questa patologia sia ancora fortemente sotto diagnosticata e, quindi, sottostimata. La percezione del rischio associato alla BPCO è ancora bassa tra la popolazione generale, anche se le persone sono consapevoli che si tratta di una malattia grave e che uno stile di vita corretto e un controllo medico dovrebbero prevenirla. In media solo il 16% degli intervistati ritiene di poter essere un soggetto a rischio, nonostante la consapevolezza della gravità della malattia (95%).

Fumo e inquinamento sono indicati tra i principali fattori di rischio con percentuali che si attestano rispettivamente sul 80% e 54%.

Infine alla scarsa percezione del rischio si accompagna la scarsa conoscenza di persone che soffrono della patologia: l’84% degli intervistati non conosce nessun paziente affetto da BPCO. Fanalino di coda proprio l’Italia in cui la percentuale sale al 97%.

 

Le fonti di informazione

In media il 36% di coloro che dichiara di aver sentito parlare di BPCO fa riferimento ai media (in particolare radio e tv) come fonte principale di informazione. Tra gli spagnoli la percentuale sale al 56%. I clinici hanno un ruolo secondario nel fornire informazioni: il ricorso al medico si attesta in media attorno al 5% con un picco del 15% in Belgio.

Per quanto riguarda il medico di riferimento: il 60% si rivolge al medico di famiglia, mentre il 39% allo pneumologo. Unica eccezione: la Gran Bretagna in cui solo il 10% degli intervistati si rivolge allo specialista. La comunicazione medico/paziente viene ritenuta fondamentale per gran parte degli intervistati: in media l’82% dei pazienti dichiara che le caratteristiche di umanità e di ascolto sono elementi fondamentali per la scelta del medico. Le competenze e l’expertise vengono al secondo posto con l’81%.

Nell’interazione medico-paziente, il medico usa il linguaggio che ha a disposizione e il paziente comprende quello che può, a seconda degli strumenti culturali e linguistici che possiede. I media, specialistici e generalisti, vivono la stessa ambiguità.

"Proprio perché la BPCO è una patologia complessa, va semplificata nel linguaggio utilizzato dai professionisti sanitari. – afferma Alberto Papi, Professor and Chair of Respiratory Medicine University of Ferrara Director, Respiratory Unit, Emergency Department – Spesso non facciamo arrivare ai pazienti o ai soggetti a rischio le informazioni chiave sulla patologia, che risultano per lo più veicolate dai mass media. Non sorprende quindi che la patologia sia misconosciuta e poco percepita come una situazione clinica da identificare, classificare e trattare in maniera continuativa. Non stupisce neppure il fatto che l’aderenza al trattamento sia particolarmente bassa se il controllo sul corretto utilizzo dei devices inalatori non è reiterato ad ogni visita. Occorre, quindi, essere più incisivi nell’ambito del percorso diagnostico terapeutico dei pazienti con BPCO al fine di ottenere gli importanti risultati clinici che le opzioni terapeutiche oggi a disposizione ci consentono di raggiungere."

Trattamento e aderenza alla terapia

La popolazione in generale ritiene che la BPCO possa essere tenuta sotto controllo con un farmaco, ma non possa essere curata (33%). Solo il 6% dichiara che possa essere trattata e curata.

Tra coloro che sono già in trattamento: in media il 35% assume un solo farmaco (50% degli italiani), mentre il 23% degli intervistati assume 3 o più farmaci. Il fatto di dover gestire più farmaci si riflette sull’aderenza al trattamento. In particolare il 25% dichiara occasionalmente di non riuscire ad assumere tutti i farmaci. Quindi la complessità del trattamento rappresenta una motivazione importante che impedisce l’aderenza alla terapia.

 

Il Gruppo Chiesi

Con sede a Parma, in Italia, Chiesi Farmaceutici è un gruppo internazionale orientato alla ricerca, con oltre 80 anni di esperienza nel settore farmaceutico, presente in 27 Paesi. Chiesi ricerca, sviluppa e commercializza farmaci innovativi nelle terapie respiratorie, nella medicina specialistica e nelle malattie rare. La Ricerca e Sviluppo del Gruppo ha sede a Parma (Italia) e si è integrata con altri 6 importanti gruppi di ricerca e sviluppo in Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Svezia e Danimarca, per promuovere i programmi pre-clinici, clinici e di registrazione di Chiesi. Chiesi impiega oltre 5300 persone.

 

[1] https://www.i-com.it/2018/07/30/chronic-obstructive-pulmonary-disease-a-serious-threat-awareness-and-adherence-for-an-appropriate-treatment/

[2] WHO, COPD: Definition, in www.who.int