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Innovare per la salute del pianeta e per quella delle persone, a partire dalle piccole cose

Data: 20/05/2022

Progettare un inalatore a ridotto impatto ambientale è una sfida complessa: Maria Paola Chiesi racconta uno dei progetti più ambiziosi del Gruppo per ridurre la propria impronta di carbonio

 

Spesso, quando si parla di ambiente, capita di utilizzare il concetto di salute del pianeta come metafora, ma raramente ci si ferma a pensare come quest’ultima sia davvero connessa con la salute umana. Si tratta, invece, di due aspetti che, di fatto, vanno di pari passo. Un pianeta più sano ha un impatto positivo sul nostro benessere e, in alcuni casi, la salute delle persone condiziona quella del pianeta. Tuttavia, i farmaci e le terapie hanno sempre un impatto sull’ambiente e pertanto occorre trovare un compromesso tra le cure disponibili, che migliorano la qualità della vita o addirittura salvano vite umane, e le emissioni ad esse correlate.

Come conciliare, allora, questi due aspetti? A tal proposito, Chiesi è impegnata nel vincere una sfida quantomai ambiziosa e in grado di dare un segnale concreto a tutto il settore farmaceutico: raggiungere la neutralità carbonica entro il 2035.

 

Di questo e molto altro ha parlato Maria Paola Chiesi, Shared Value & Sustainability Head del Gruppo Chiesi, nel podcast Unlock The Change, dedicato alla trasformazione green delle aziende italiane. “Avendo analizzato le nostre emissioni attraverso un inventario dettagliato, abbiamo visto che anche nel nostro caso – come quasi sempre accade – la maggior parte delle emissioni dipende dai prodotti. Abbiamo, quindi, preso in considerazione gli inalatori, i dispositivi che erogano le terapie per malattie respiratorie come l’asma e la broncopneumopatia cronico-ostruttiva (BPCO)”, ha precisato.

 

La sfida è proprio l’elevato effetto climalterante dei gas propellenti presenti in un tipo di inalatori, i cosiddetti inalatori dosatori pressurizzati (pMDI) o inalatori spray, che servono a rilasciare i farmaci in maniera efficace. Come ha specificato Maria Paola Chiesi, “L’obiettivo che ci siamo posti è di sostituire l’attuale propellente, così da ridurre il suo impatto e rendere i nostri inalatori più sostenibili: è una sfida che riteniamo fondamentale, soprattutto considerando che di inalatori simili nel mondo ce ne sono centinaia di milioni. Come Chiesi nel 2019 abbiamo annunciato una soluzione per ridurne l’impronta di carbonio”.

 

Il contributo totale di questi spray alle emissioni globali di gas a effetto serra al momento non è di per sé enorme – è stimato in poco meno dello 0,1% - ma è destinato ad aumentare in futuro. L’iniziativa rappresenta, quindi, un segnale forte verso obiettivi che devono essere raggiunti quanto prima e determina un cambiamento tangibile e concreto. Raggiungere la sostenibilità ambientale è un’impresa possibile, da vincere per il benessere di tutti gli ecosistemi viventi e, quindi, anche delle persone, includendo in questo processo di trasformazione pure le piccole cose.

 

“Il percorso prevede un piano di investimenti pari a 350 milioni di euro per accelerare lo sviluppo di una soluzione Chiesi per affrontare la carbon footprint dei pMDI. Il primo inalatore a basso contenuto di carbonio sarà sviluppato entro il 2025. Ed entro il 2030 prevediamo di riuscire a estenderne disponibilità e utilizzo a tutte le aree geografiche in cui operiamo”, ha aggiunto Maria Paola Chiesi.

 

Diventare sostenibili per un’azienda non vuol dire soltanto conformarsi a degli standard imposti per legge, ma significa soprattutto avere una grande opportunità dal punto di vista imprenditoriale, da affrontare con creatività e coraggio. Il valore attribuito al rispetto dell’ambiente va certamente messo al centro di ogni singola scelta aziendale, incluse quelle apparentemente di minore importanza.  

 

“Cambiare gli inalatori più utilizzati dai pazienti asmatici o che soffrono di BPCO rappresenta in realtà una sfida tutt’altro che semplice”, ha proseguito Chiesi, “in quanto coinvolge almeno la metà del nostro business. Per prendere decisioni di questo tipo serve grande determinazione, viste le grandi complessità a cui si va incontro anche dal punto di vista della sostenibilità economica dell’intera azienda”.

 

Inoltre, tutti gli aspetti legati all'efficacia e alla sicurezza del farmaco non possono essere trascurati, anzi devono rimanere ben al di sopra di certi standard: poiché si tratta della salute delle persone non si possono fare sconti e la situazione si complica ulteriormente, perché il margine di errore è molto limitato.

 

Fare il bene del pianeta e al tempo stesso delle persone è sempre più il nodo centrale dell’attività dell’intero comparto farmaceutico, chiamato a rispettare regole e vincoli più stringenti di tanti altri settori. L’impegno è da un lato rivolto a un pianeta sempre più stremato dal cambiamento climatico e dalle emissioni nocive, dall’altro ai pazienti e alle persone che grazie alle cure possono guarire o mantenere un buono stato di salute e qualità di vita. “Grazie al processo di innovazione che stiamo portando avanti, i pazienti non saranno più chiamati a scegliere tra la propria salute e quella del pianeta. Sono questi gli ideali che ci teniamo a condividere con tutti i nostri pazienti, partner e stakeholder”, ha aggiunto.

 

Fino a poco tempo fa il settore farmaceutico è stato poco coinvolto sul tema della trasformazione sostenibile, proprio perché la salute delle persone è ritenuta un elemento imprescindibile. Tuttavia, oggi c’è la consapevolezza che questo settore ha una fortissima relazione con la salute del pianeta, proprio perché i farmaci si riversano nell’ambiente dopo essere stati utilizzati. Non si può continuare a trascurare questi aspetti, è sempre più evidente, infatti, come il contributo di tutti sia necessario per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nocive nei prossimi anni.

 

“Promuovere la sostenibilità non significa solo migliorare al proprio interno, ma guardare a tutta catena del valore. In particolare, abbiamo deciso di concentrarci sull’intera filiera, in maniera tale da estendere i nostri princìpi a ciascun anello della catena di produzione”, ha chiarito Maria Paola Chiesi. “Per stabilire delle regole comuni è nato il Codice di Interdipendenza, creato insieme ai nostri partner strategici ed esteso a tutti i 16mila fornitori di Chiesi. Adesso, tutti i contratti devono rispondere a questo codice e ai valori e princìpi in esso espressi, su cui si basa anche il processo di qualifica dei fornitori”. Il prossimo step è quello di verifica attraverso gli audit svolti presso i fornitori, e da quest’anno è stato incluso anche l’utilizzo della piattaforma EcoVadis per monitorare – e valutare su base di dati effettivi e attendibili – i parametri di sostenibilità.

 

Proprio grazie a dati ed elementi concreti sarà possibile stabilire misure sempre più stringenti e precise che promuovano la sostenibilità e la ricerca di soluzioni in grado di tutelare l’ambiente. In un quadro così complesso e articolato anche un oggetto apparentemente piccolo e di uso quotidiano come un inalatore può fare la differenza, in negativo ma soprattutto in positivo.

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