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CO2alizione Italia: non solo una dichiarazione di intenti

Data: 23/06/2022

Più di sessanta aziende italiane hanno formalizzato il loro impegno e si sono alleate per la neutralità climatica

 

Le concentrazioni atmosferiche di CO2 e degli altri principali gas serra rappresentano la maggiore minaccia per la salute del pianeta. Per mantenere fede all’accordo stipulato alla ventunesima riunione della Conferenza delle Parti (Cop 21) della Convenzione sui cambiamenti climatici, tenutasi a Parigi nel dicembre 2015, la Commissione europea ha presentato alla fine del 2019 l’European Green Deal con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a +1.5° rispetto al periodo preindustriale e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.[1]

 

Nel 2020, tutti i 27 Stati membri hanno approvato tale proposta prendendosi la responsabilità di giungere ad una diminuzione delle emissioni nette di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.[2] Adottando un pacchetto legislativo contenente una serie di proposte in materia di clima, energia, trasporti e fiscalità, l’UE diventerà così il primo continente a impatto climatico zero.[3]

 

Tuttavia, per raggiungere gli ambiziosi traguardi che l’Europa e poi l’Italia, con la legge costituzionale 11 febbraio 2022 n. 1[4], hanno stabilito è necessario che tutti agiscano tempestivamente e in maniera sinergica. Il coinvolgimento del settore privato, indipendentemente dalla dimensione o dalla tipologia di produzione, diviene dunque indispensabile.

 

Co2alizione Italia esplicita proprio la volontà di oltre sessanta imprese, di cui NATIVA ha fatto convergere l'azione, di vincolarsi formalmente, tramite l’adozione dello status di Società Benefit o una modifica statutaria equivalente, per preservare gli equilibri climatici. Aderendo a tale iniziativa, il cui evento di lancio si è tenuto il 15 giugno a Roma, le aziende si sono impegnate ad attuare un’evoluzione verso un’economia a zero emissioni di gas climalteranti e a rendicontare in maniera trasparente il loro operato redigendo una Relazione d’Impatto.

 

Un punto fondamentale in quanto, come ha sottolineato Maria Paola Chiesi, Shared Value & Sustainability Head del Gruppo Chiesi: “Siamo convinti che standard e quadri di misurazione completi e duraturi siano essenziali per incoraggiare e tracciare i progressi verso una società a zero emissioni, poiché permettono alle aziende di pianificare e implementare azioni specifiche, e aiutano i cittadini e i decisori politici a identificare misure di mitigazione che facciano davvero la differenza.

 

In linea con questa filosofia, Chiesi, Società Benefit e più grande gruppo biofarmaceutico internazionale certificato B Corp, comunica trasparentemente i propri progressi tramite la Relazione d’Impatto e il Report Annuale & di Sostenibilità, dandosi obiettivi ogni anno più sfidanti. “Data la primaria importanza del cambiamento climatico, ci siamo attivati per definire un piano di azione per ridurre il più possibile le nostre emissioni. Per farlo, abbiamo innanzitutto studiato la materia, molto complessa, allontanandoci dalle dichiarazioni di facciata e dando vita alla campagna #ActionOverWords[5]” – prosegue la Dottoressa Chiesi.

 

Una volta compreso che una buona parte dell’impatto derivava dai prodotti, visto l’elevato effetto climalterante dei gas propellenti presenti negli inalatori necessari a rilasciare i farmaci per asma e BPCO, Chiesi ha investito in un processo di reingegnerizzazione verso un nuovo propellente a basso potenziale di riscaldamento globale.

 

Si tratta di un caso aziendale che ben dimostra come sia possibile perseguire il business agendo in un’ottica di “valore condiviso”, ovvero generando una ricaduta positiva su persone, società, territorio e pianeta. E se le imprese parte di CO2alizione Italia hanno dimostrato che è possibile un taglio delle emissioni di gas serra, mantenendo ottimi risultati economici e senza costi eccessivi, la speranza è che sempre più realtà prendano presto parte all’iniziativa.

 

[1] European Commission, “A European Green Deal”, https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal_en, 2019. (Ultima consultazione: 20 giugno 2022)

[2] Ibidem.

[3] European Commission, “Delivering the European Green Deal”, https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal/delivering-european-green-deal_en, 2021. (Ultima consultazione: 20 giugno 2022)

[4] Dipartimento per le Riforme Istituzionali, “La riforma costituzionale in materia di tutela dell’ambiente”, https://www.riformeistituzionali.gov.it/it/la-riforma-costituzionale-in-materia-di-tutela-dell-ambiente/, 2021. (Ultima consultazione: 20 giugno 2022)

[5] cfr https://actionoverwords.org/

 

 

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